Immaginate l’intero centro storico di Aosta invaso da mille artigiani e da decine di migliaia di visitatori per due giorni di festa e allegria nel nome della tradizione e dell’artigianato tipico valdostano. La millenaria Fiera di Sant’Orso è tutto questo, ma non solo. E’ una bella signora, che ha vissuto con intensità e ha saputo rinnovarsi senza perdere di vista la sua essenza più profonda. Porta i segni dell’età, che accrescono il suo fascino, ma ama proporsi in un modo gioviale, alla portata di tutti e in linea con i tempi. Sant’Orso affonda le sue stesse radici nella storia, ma sarebbe forse meglio dire nella leggenda di Aosta e dell’intera Valle.
Per due giorni la fiera propone, nelle vie del centro storico, la produzione tipica dell’artigianato valdostano: dalla scultura su legno al ferro battuto, dagli oggetti in pietra ollare alle lavorazioni in cuoio, dai tessuti in lino e canapa ai taglieri, dagli antichi attrezzi agricoli ai mobili, ai giocattoli, alle maschere. La “carica dei mille” (tanti ormai sono gli artigiani che partecipano a questo evento) si installa, nel posto assegnato, all'alba del 30 gennaio. Da quel momento, e per 48 ore, Aosta non è più la stessa. Migliaia di persone si riversano nelle vie, tanto che, in questi ultimi anni, è stato necessario istituire il senso unico pedonale per i visitatori che fanno capannello intorno ai banchi.
Secondo una curiosa consuetudine, l'acquisto di un oggetto durante la Fiera millenaria porta fortuna per tutto l’anno.
Parlare della Fiera di Sant’Orso senza accennare al Santo che le dà il nome è impossibile. L’una attinge dall’altro, e viceversa, in un alone di leggenda che nasce dall’indeterminatezza. Poco si conosce dell’origine e della vita del Santo, poco è dato sapere su come è nata la Fiera. La tradizione vuole che quest’ultima sia iniziata nell’anno 1000. Forse la Fiera è più recente, forse addirittura è più antica e trae origine dai grandi mercati romani. L'unica certezza è che la Fiera ha saputo conservare intatto il nocciolo più prezioso, quello della tradizione, che la caratterizza per l'esposizione e la vendita di oggetti dell’artigianato tipico. Un tratto che neppure i secoli hanno saputo mutare. Certo, il suo grande fascino sta anche nell’aver saputo sopravvivere a momenti di grave difficoltà, come il periodo della grande peste del 1630, oppure, nella seconda metà dell’Ottocento, resistendo al nuovo mercato dei prodotti della prima industria padana. In quest’ultimo caso, la soluzione fu semplice ma geniale: premiare, accanto ai manufatti più classici, i prodotti di valore artistico che da allora hanno accompagnato la “Foire” sino ai giorni nostri.
Dell’uomo Sant’Orso si è detto tutto: che proveniva dall’Irlanda o dalla Scozia, che è stato il fondatore dell’omonima Collegiata, ma anche che era un semplice e umile sacerdote dedito ai poveri. Si racconta che abbia fatto miracoli, come quando arrestò un’inondazione provocata dal Torrente Buthier, il corso d’acqua che attraversa la zona est della città di Aosta. Sul trentesimo capitello del Chiostro, adiacente alla Chiesa che porta il nome del santo, è raffigurata la vicenda di un altro prodigio compiuto da Sant'Orso, capace di fare sgorgare l’acqua da una roccia toccandola con il suo bastone. Ma il vero miracolo è assistere, ogni anno, ad una nuova edizione della Fiera che ha saputo sopravvivere ad epidemie, guerre, mutamenti politici e sociali, modificandosi e trasformandosi quel tanto che era necessario per non morire e per conservare intatto il proprio patrimonio storico e culturale.